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I pro e i contro della Final Six vista dal divano di casa

Il giudizio di una fan della ginnastica sulla Final Six

Domenica 22 novembre, il clima è arcigno in quasi tutta la Penisola ma l’attenzione del mondo della polvere di magnesio si concentra sulla maestosa e regale città di Napoli. Gli amanti della ginnastica fremono dinanzi al televisore in attesa della Final Six che concluderà il Campionato Italiano di Serie A1. Ammettiamolo, è davvero bello poter semplicemente pigiare un tasto sul telecomando e godersi in pace la competizione, senza dover fare le ricerche più assurde per trovare qualche diretta streaming o doversi accontentare dei tweet o dell’articolo descrittivo della gara. Certo, il vero sogno sarebbe poter occupare un posticino sugli spalti e tifare a gran voce, battere le mani a tempo durante gli esercizi a corpo libero delle giovani ginnaste e lasciare che lo scintillio dei body ci riempia gli occhi dal vivo ma, per il momento, poter godere dello spettacolo dal divano di casa è già una grande conquista.

Già dalle semifinali di sabato 21 novembre avevamo capito che le nuove modalità di gara avrebbero sostanzialmente stravolto le dinamiche tradizionali della ginnastica. Ciò è stato evidente soprattutto sul versante maschile, in cui le due grandi favorite per la vittoria (Ginnastica Salerno e Spes Mestre) sono addirittura rimaste escluse dalla lotta per lo scudetto, che quest’anno ha visto trionfare la Virtus Pasqualetti. Lo stesso non può dirsi per la femminile dove la dinastia Brixia continua a regnare incontrastata. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti considerando che la compagine bresciana ha a disposizione le ginnaste vincitrici di un bronzo mondiale.

Bisogna ammettere che, con tali modalità, la gara risulta decisamente più snella, aumentando sensibilmente la suspence. D’altra parte, anche il minimo errore può avere un peso decisivo sull’esito finale e, allo stesso tempo, non viene data la giusta rilevanza a esercizi particolarmente brillanti, poiché il punteggio complessivo è oscurato dai più generali punteggi speciali. Siamo tutti famelici di vedere la ginnastica ai suoi massimi livelli e, con tali modalità, riusciamo ad assistere solo a un numero esiguo di esercizi ed è davvero un peccato.

Noi appassionati non ci siamo ancora pienamente abituati a questi cambiamenti, eravamo soliti preparare innumerevoli tazzine di caffè al fine di essere sempre pronti e reattivi, come prima di una lunga maratona della nostra serie tv preferita. Ci avrebbe fatto piacere vedere qualche esercizio in più, considerando che ogni gara per noi è come una grande scorpacciata e quello che abbiamo visto domenica è perlopiù paragonabile a uno spuntino di metà pomeriggio.

Magari la modalità con scontro diretto risulta più adatta a una diretta in tv, così come le grafiche con le carte ondeggianti. Certo, è importante cercare di attirare nuovi spettatori, ma ridurre all’osso una competizione non è il modo giusto per farlo. Attirare e ammaliare il pubblico è compito dei ginnasti non di qualche grafica o di un guazzabuglio di punteggi speciali. Bisogna sempre ricordare che una gara di ginnastica è un evento piuttosto serio, non un semplice talent show televisivo.

Sono anni che lottiamo affinché la ginnastica artistica acquisti finalmente il rilievo e la visibilità che merita all’interno dei palinsesti televisivi e comprendiamo lo sforzo fatto dalla Federazione in tal senso, ma non penso che snaturare la competizione sia la strada giusta da intraprendere e, per una volta, ci piacerebbe poter godere di una telecronaca e di una regia appropriata. Ancora una volta è giusto rivolgersi a chi non ha mai sentito parlare di ginnastica e si ritrova per caso a vedere la gara mentre fa zapping, ma bisogna anche ricordarsi che la maggior parte delle persone che si trovano dinanzi lo schermo seguono la ginnastica con passione e amore e preferiscono sentire un commento tecnico focalizzato sul valore degli esercizi, non già su quanti attrezzi ci sono nella ginnastica. 

Tuttavia, resta fermo che per noi appassionati vedere una gara in tv sia una grande conquista, staremmo lì attaccati allo schermo sempre e comunque perchè, quando si parla di ginnastica, le competizioni ci piacciono in tutte le salse. E, a proposito di cose che ci piacciono in tutte le salse, possiamo ampiamente promuovere il buon Marco Lodadio in veste di telecronista, peccato solo che sia rimasto in postazione per troppo poco tempo, anche se per ora il nostro più grande desiderio è quello di rivederlo presto e più forte di prima in campo gara.

Nonostante tutto, dai nostri divani siamo riusciti a percepire con chiarezza la fame di agonismo di tutti i ginnasti in gara, dai più piccoli ai più grandi. Una nota positiva è che la modalità a scontri diretti ci ha permesso di apprezzare alcune sfumature e alcuni esercizi che tradizionalmente ci sarebbero sfuggiti: abbiamo goduto a pieno della grande eleganza dei nostri ginnasti sia sul versante femminile che sul versante maschile. Le ragazze, in particolar modo, mi hanno riportato alla mente le linee e l’intensità interpretativa che caratterizzavano la nostra inimitabile Elisabetta Preziosa. Nota d’onore per Martina Maggio che, con la sua grazia, riesce a farci apprezzare anche i giri in accosciata, e per la meravigliosa Chiara Vincenzi che al corpo libero ha un’intensità paragonabile alle grandi ginnaste olandesi.

Nel complesso ci hanno tutti letteralmente trasportato sullo spazio. Sprizzavano energia da tutti i pori e ci hanno fatto volare così in alto da farci dimenticare tutte le brutture di quest’annata.

D’altronde, la magia dello sport è proprio questa: ci coinvolge fino a farci dimenticare tutto ciò che di sgradevole ci aspetta al di fuori del palazzetto. E, anche se gli spalti erano vuoti e le novità non ci hanno soddisfatto, le nostre case si sono riempite con il fragore dell’adrenalina, i nostri cuori hanno tremato in ogni salto e in ogni guizzo polveroso di magnesia. Soprattutto, questo campionato ci ha rivelato tante nuove promesse della ginnastica, permettendoci di volgere lo sguardo al futuro con gioia e speranza.

C.F.
Foto: Filippo Tomasi

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